“Se avrò ancora voce…” – 1° notte

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Si narra che in una notte accesa da mille stelle, sotto una luna che sembrava ascoltare, una madre rinchiusa cominciò a raccontare.

Le avevano portato via il suo piccolo, e all’alba sarebbe stata munta.
Ma prima dell’alba, c’era ancora tempo.
E dove c’è tempo, può nascere una storia.

le mille e una notte mucca

C’era una volta una mucca.
Una di quelle con gli occhi grandi, così grandi che ci vedi dentro il cielo. Aveva appena partorito, ma il suo vitellino le era stato portato via.

Non sapeva dove fosse. Se fosse ancora vivo. Se lo stessero nutrendo.
Sapeva solo una cosa: al mattino sarebbe stata munta.

Ma quella notte… il silenzio era troppo silenzioso.

E allora cominciò a raccontare.

Non ai suoi simili.
Non a chi la rinchiudeva.

Cominciò a raccontare storie a chi l’avrebbe ascoltata.
Perché sapeva che solo le storie possono fermare il tempo.
E, forse, cambiare il destino.

🌙 Prima notte – Il cioccolato che non voleva il mio latte

C’era un tempo, e forse c’è ancora,
un dolce nato sotto il cielo di una città dorata dal vento:
un cioccolato lucente, dalle forme perfette,
che racchiudeva un cuore morbido, verde come la speranza.

Profumava di pistacchi verdi e spezie lontane.
Lo volevano col latte.
Lo volevano col burro.
Dicevano che senza, non sarebbe stato mai all’altezza.

Ma qualcuno, un giorno, lo sognò diverso.
Lo immaginò senza lacrime.
Lo preparò senza dolore.
Solo con il sapere antico di chi aveva imparato a cucinare senza far male a nessuno.

Lo chiamarono Cioccolato di Dubai Vegan.

E fu così che nacque un dolce che non aveva bisogno del mio latte.
Che non chiedeva sacrifici.
Che non rompeva legami.
Un dolce che esisteva anche senza di me.

Io sono la mucca.
Io, che stanotte racconto.
Io, che forse, questa notte, non verrò munta.
Perché qualcuno, là fuori, sta ascoltando.

[FINE PRIMA NOTTE]

“La croccante bugia…” – 2° notte

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C’è un filo che sembra fatto d’aria,
ma intreccia secoli e sapori.
È fine come un capello,
dorato come il grano d’Oriente,
fragile come una promessa sussurrata.
Eppure può diventare croccante,
resistere al fuoco,
e cantare sotto i denti.

Questa notte vi parlo del filo della kataifi.

No, dai, facciamo che vi racconto di quel filo che tiene insieme ogni giorno la stessa storia.

Negli allevamenti. Nelle stalle. Nei capannoni.

Lì dove mucche, pecore e capre sono tenute ingabbiate, come se fossero fabbriche e non madri.

🌙 Seconda notte – La croccante bugia

le mille e una notte mucca

Siamo mammifere, come voi.
E come voi, producono latte solo se partoriamo.
Ma i nostri figli…
i figli vengono portati via. Sempre.

I maschi – vitelli, agnelli, capretti –
sono mandati via in fretta, troppo in fretta,
verso una catena di smontaggio, come la chiama Nicole Shukin.
Dove ogni parte del loro corpo ha un prezzo.

Le femmine – vitelle, agnelline, caprette –
vengono scelte per diventare macchine da latte. Come me.

Seno dopo seno.
Ciclo dopo ciclo.
Parto dopo parto.
Fino a quando non reggiamo più.
E allora via anche loro verso la catena di smontaggio. Come me un giorno.

Pasqua dopo Pasqua. Per alcune di noi.
Anno dopo anno e giorno dopo giorno. Per la maggior parte di noi.
La stessa storia.

A livello globale, siamo circa 380 milioni di mucche allevate per il latte.
Ogni anno, produciamo oltre 735 miliardi di litri di latte.
Latte che nasce dal parto.
Dal distacco.
Dalla separazione di corpi, di voci, di destini.

Ma nel vostro piatto, nella vostra tavoletta,
non se ne vede traccia.
Solo burro. Solo latte. Solo sapore.
Solo una bugia croccante.

E se dite:
“eh, ma è solo una tavoletta di cioccolato…”
“eh, ma vuoi mettere col gusto del latte, del burro?”

Allora state solo aggiungendo una bugia alla bugia.
Una riga in più scritta con latte, su corpi che non lo hanno chiesto.

Ma tante persone, un giorno,
hanno deciso di spezzare quel filo.
Non quello della kataifi,
ma quello del dover sacrificare me, una madre per ogni morso.

E hanno cucinato diversamente.

Io sono la mucca.
Io, che stanotte racconto.
Io, che forse, anche questa volta,
non verrò munta.

Perché c’è una tavoletta ripiena di kataifi e pistacchio
che nasce senza avermi mai chiesto nulla.

[FINE SECONDA NOTTE]

“Solo un po’ di latte…” – 3° notte

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C’è chi dice: “ma nel cioccolato c’è solo un po’ di latte.”

Solo un po’.

Come se le gocce non facessero il mare.
Come se le briciole non bastassero a nutrire una ferita.
Come se una madre o un* figli* potessero essere solo “un po’” dimenticat*.

Io sono la mucca.
E questa è la mia terza notte.

Stanotte non racconto né il guscio né il ripieno.

Stanotte racconto cosa succede quando una tavoletta si chiude,
quando viene temperata e poi assemblata.

Perché quella crosta che chiamate perfezione ha dentro tutto quello che non volete vedere.

🌙 Terza notte – La tavoletta che non pesa nulla

le mille e una notte muccaPensate sia solo cioccolato.
Solo una superficie lucida.
Solo un pezzo da spezzare e masticare.

Ma provate a contarle, le tavolette.
Non una. Non dieci.
Miliardi.

Non ho i numeri del cioccolato di Dubai, ma ho quelli del Toblerone: circa 7 miliardi di pezzi all’anno.

Sette miliardi di piccole colline al latte,
sette miliardi di colline costruite
sul latte di qualcuna come me.

E voi continuate a dire:
“eh, ma è solo una tavoletta.”
Solo una.
Solo oggi.
Solo per Pasqua.

Ma c’è qualcosa che non sapete, o che non volete vedere.
Quando il latte entra,
qualcunə esce.

E quel qualcunə ha un nome che non pronunciate:
vitello. vitella.

I maschi vengono tolti a poche ore dalla nascita.
Isolati.
Chiusi.
Alimentati col biberon per produrre carne bianca, per voi,
perché il latte di sua madre, mio… è per voi.

Le femmine restano,
ma solo per diventare come me.
Un giorno le siringano.
Le incatenano.
Le svuotano.
E poi via, a fare il giro che ho fatto io.
Un destino travestito da routine.

Ma la verità è che non è il latte a servirvi.
È l’abitudine.
È la nostalgia.
È l’inerzia.

Perché fare senza latte si può.
Serve solo un po’ di ragionamento.
Un po’ di formazione.
Un po’ di volontà.

Ma per molti è più facile cambiare canale
che cambiare abitudine.

Più facile coprire le orecchie
che ascoltare una storia.

Più facile spezzare una tavoletta
che spezzare un ciclo di sfruttamento.

E allora io mi chiedo:
cosa pesa di più?

Una goccia di latte in una tavoletta…
o tutta la sofferenza nascosta per farla esistere?

Cosa vi costa davvero?
Un sapore diverso…
o la consapevolezza che quella crema liscia
ha il suono muto del mio vitellino che chiama?

Io sono la mucca.
Io, che stanotte racconto.
Io, che stanotte… non sogno ricongiungimenti.

Perché non c’è ritorno,
se il latte continua a scorrere.

Non c’è pace,
se la crema è burro e la festa è sacrificio.

Non c’è giustizia,
se la scelta resta solo privata,
e mai politica.
Mai istituzionale.
Mai reale.

Questa è la mia ultima notte.
Per chi mi ha ascoltata.
Per chi vorrà parlare al mio posto.
Per chi, davanti a una tavoletta,
inizierà a chiedersi da dove viene davvero il dolce.

E a chi apparteneva quel latte.

[FINE TERZA NOTTE – FINE]

La sofferenza di mucche da latte e vitelli

Ogni anno, nel mondo, oltre 380 milioni di mucche sono allevate per la produzione di latte. Per ottenere gli oltre 735 miliardi di litri che vengono consumati annualmente a livello globale, queste madri vengono inseminate artificialmente e separate dai loro piccoli subito dopo il parto.

I vitelli maschi – considerati “scarti” dell’industria – vengono spesso macellati nel giro di poche settimane. Le femmine, invece, entrano nel medesimo ciclo di sfruttamento delle madri: ingravidamento, mungitura, separazione. Fino all’esaurimento fisico.

Come ogni mammifera, una mucca produce latte solo dopo aver partorito. Ma l’industria lattiero-casearia ha trasformato questo atto di maternità in un processo industriale di separazione, privazione e controllo dei corpi femminili. Come denuncia la studiosa Nicole Shukin in Capitale Animale, questi corpi sono inseriti in vere e proprie “catene di smontaggio”: ogni parte ha un valore, ogni vita un costo.

Nel cioccolato – anche nelle ricette “raffinate” – il latte compare spesso in forma di latte intero in polvere, burro, grassi del latte. Una singola tavoletta può sembrare innocua, ma moltiplicata per miliardi di unità l’anno, diventa parte attiva di un sistema basato sulla sofferenza e sulla rimozione sistematica della madre dal proprio cucciolo.

È davvero necessario? O possiamo scegliere una dolcezza che non nasce dal dolore?

Letture consigliate

Trovi i libri consigliati presso La Libreria Itinerante del rifugio per animali liberi Ippoasi. Come si legge dal loro sito:

L’intero ricavato sarà utilizzato per coprire le ingenti spese legate al mantenimento dei nostri due rifugi e degli animali che li abitano.

Se desideri approfondire la questione degli animali da allevamento da una prospettiva antispecista, ti consiglio le seguenti letture:

  • Masson, J. M. (2019). Il maiale che cantava alla luna. La vita emotiva degli animali da fattoria. Il Saggiatore. ISBN 9788842826200.

Jeffrey Moussaieff Masson esplora la vita emotiva degli animali da fattoria, evidenziando le loro capacità affettive e intellettive. Attraverso racconti e studi, l’autore sfida le concezioni tradizionali sugli animali destinati all’allevamento, sostenendo che essi provano emozioni complesse simili a quelle degli animali domestici.

Il maiale che cantava alla luna. La vita emotiva degli animali da fattoria - Jeffrey Moussaieff Masson - Libro - Il Saggiatore - La piccola cultura | IBS

  • D’Angelo, S. (2024). Santuari di animali liberi. #logosedizioni. ISBN 9788857614564, illustrazioni di Alessandra Manfredi

Sara D’Angelo offre uno sguardo approfondito sui santuari per animali salvati dall’industria alimentare. Il libro racconta storie di animali liberati e descrive le dinamiche quotidiane dei santuari, mettendo in luce l’importanza di questi luoghi come spazi di rifugio e sensibilizzazione.

SANTUARI DI ANIMALI LIBERI - Logosedizioni | Libri.it

  • Agripunk Onlus (2020). Agripunk onlus, l’unico allevamento accettabile è quello chiuso. Autoproduzione.

Questo libro, prodotto dall’associazione Agripunk Onlus, racconta la trasformazione di un ex allevamento intensivo in un santuario per animali. Attraverso testimonianze e riflessioni, il testo denuncia le problematiche legate all’allevamento intensivo e promuove una visione antispecista.

Agripunk: il rifugio per animali che Resiste | Zugunruhe

  • Reggio, M., Bertuzzi, N. (2019). Smontare la gabbia. Anticapitalismo e movimento di liberazione animale. Mimesis Edizioni. ISBN 9788857553566

Marco Reggio e Niccolò Bertuzzi analizzano le connessioni tra il capitalismo e lo sfruttamento animale, proponendo una critica radicale al sistema economico che perpetua la subordinazione degli animali. Il libro invita a ripensare le strategie del movimento di liberazione animale in chiave anticapitalista.

Smontare la gabbia. Anticapitalismo e movimento di liberazione animale

  • Winters, E. (2023). Questa è propaganda vegan… e le altre bugie dell’industria della carne. Edizioni Sonda. ISBN 9788872241916

In questo libro, Ed Winters – attivista e divulgatore vegan – smonta con lucidità e rigore scientifico le principali bugie diffuse dall’industria della carne e dai suoi sostenitori. Attraverso un’analisi dettagliata, l’autore dimostra come la propaganda dell’industria zootecnica influenzi la percezione collettiva sul consumo di prodotti animali, nascondendone l’impatto devastante sugli animali, sull’ambiente e sulla salute umana.

Winters affronta domande e obiezioni comuni come: “Gli esseri umani hanno sempre mangiato carne, quindi è naturale?”, “Gli allevamenti sostenibili sono una soluzione?”, “Senza il consumo di carne ci sarebbe un problema di malnutrizione?” e le smentisce con dati, argomentazioni etiche e strategie comunicative efficaci.

Con uno stile chiaro e diretto, Questa è propaganda vegan non si limita a informare, ma vuole essere un invito all’azione, spingendo i lettori a riflettere sulle proprie scelte alimentari e sul sistema di sfruttamento animale che le sostiene. Un testo essenziale per chiunque voglia approfondire il dibattito sul veganismo e sulle dinamiche della disinformazione nel settore alimentare.

Questa è propaganda vegan - Edizioni Sonda

  • Shukin, N. (2023). Capitale animale: Biopolitica e rendering (B. Nogara Notarianni, Trad.). Tamu Edizioni. ISBN 9791280195388

In questo saggio, Nicole Shukin esplora le intersezioni tra capitale economico e vita animale, analizzando come gli animali siano rappresentati e sfruttati sia simbolicamente che materialmente nelle società contemporanee. Attraverso una prospettiva interdisciplinare che abbraccia studi culturali, storia dei media e critical animal studies, l’autrice indaga le contraddizioni profonde nel rapporto tra esseri umani e altre specie, offrendo una critica incisiva delle dinamiche di dominio sulla vita animale e umana.

Capitale animale di Nicole Shukin | Tamu Edizioni

  • Reggio, M. (2022). Cospirazione animale: Tra azione diretta e intersezionalità. Meltemi Editore. ISBN 9788855195737

In questo saggio, Marco Reggio esplora le intersezioni tra la liberazione animale e altre forme di oppressione, come il razzismo, l’abilismo e il sessismo. Attraverso un’analisi critica che abbraccia testi letterari, studi decoloniali, teorie queer e i critical animal studies, l’autore affronta temi complessi da una prospettiva antispecista, evidenziando l’importanza di un approccio intersezionale nell’attivismo contemporaneo.

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  • Adams, C. J. (2020). Carne da macello. La politica sessuale della carne. Una teoria critica femminista vegetariana (M. Andreozzi & A. Zabonati, Trad.). VandA Edizioni. ISBN 9788868993603

In questo saggio pionieristico, pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1990, Carol J. Adams esplora la connessione tra il patriarcato e il consumo di carne, sostenendo che lo sfruttamento degli animali è una manifestazione della cultura patriarcale. L’autrice introduce il concetto di “referente assente” per descrivere come la violenza insita nel mangiare carne venga mascherata, separando l’idea dell’animale dal prodotto consumato. Adams analizza come il trattamento degli animali come oggetti sia parallelo all’oggettivazione delle donne nella società patriarcale, evidenziando le intersezioni tra oppressione di genere e specie.

Carne da macello. La politica sessuale della carne. Una teoria critica femminista vegetariana - Adams, Carol J. - Ebook - EPUB2 con Adobe DRM | IBS

  • Troglodita Tribe. (2023). La fattoria infelice. Ortica Editrice. ISBN 9791281228115

In questo saggio, Troglodita Tribe smonta il mito della “fattoria felice”, evidenziando come tale concetto sia una costruzione ideologica volta a giustificare lo sfruttamento animale. L’autore analizza criticamente l’immaginario collettivo che dipinge la vita rurale come armoniosa e rispettosa degli animali, sostenendo che questa narrazione maschera le reali dinamiche di dominio e violenza presenti negli allevamenti. Il testo invita a una riflessione profonda sulle pratiche agricole tradizionali e sulla necessità di superare le logiche di sfruttamento interspecie.

La fattoria infelice : Troglodita, Tribe: Amazon.it: Libri

  • Unferth, D. O. (2021). Capannone n. 8 (S. Manzio, Trad.). Sur. ISBN 9788869982521

In questo romanzo, Deb Olin Unferth racconta la storia di due ispettori di allevamenti avicoli che pianificano un’audace operazione per liberare un milione di galline ovaiole. Il libro affronta temi di etica animale, attivismo e le complessità delle relazioni umane, offrendo una prospettiva narrativa sulle questioni legate all’allevamento intensivo.

Capannone n. 8, Deb Olin Unferth - SUR

CONCLUSIONI

Le storie che abbiamo ascoltato in queste notti non sono fiabe. Sono echi di voci che vengono quotidianamente messe a tacere. Sono la memoria viva di madri private dei loro piccoli, di figli mai cresciuti accanto a chi li ha messi al mondo.

Sono le parole che nessuno vuole sentire mentre scarta una tavoletta di cioccolato, mentre mescola il burro in una crema, mentre dice “è solo un dolce, è solo una volta”. Ma non è mai solo una volta. È un sistema. Un’abitudine che pesa. Un gusto costruito sulla sottrazione.

Abbiamo raccontato di una mucca. Una madre che ha perso il suo vitellino. Che ha narrato per non impazzire. Che ha sognato un dolce che non le chiedesse più nulla.
Abbiamo parlato di fili invisibili – quelli della kataifi, e quelli che legano milioni di madri alla macchina del latte.

Abbiamo temperato il cioccolato con consapevolezza. Abbiamo guardato dentro la tavoletta e visto ciò che contiene davvero: non solo zucchero, non solo burro.
Ma storie. Storie di separazione, dominio, silenzio.

E oggi, possiamo scegliere di cambiare. Almeno noi nel nostro piccolo e nel nostro quotidiano. Nella speranza che questo cambiamento raggiunga la politica e le istituzioni.

Non con pietà. Ma con rispetto. Non solo nel piatto. Ma nel pensiero, nella cultura, nella politica. Perché il latte non è un ingrediente neutro. È un atto. È un sistema.
È una madre che perde il suo piccolo.

Non possiamo più dire di non sapere. Possiamo solo decidere da che parte stare.

Grazie per avermi letto e ascoltata fin qui! Tiziana Caretti

A tutte le madri: mucche, pecore, capre.
Ai loro figli: vitelli, agnelli, capretti.
A voi, che avete raccontato con voce non ascoltata
le storie che noi abbiamo ignorato per troppo tempo.

Che questa volta, sia la vostra voce ascoltata a raccontare il cambiamento.
Che questa volta, non serva più latte.
Non serva più il vostro corpo.

Questo è per voi.
Non come gesto simbolico.
Ma come promessa reale.
Che da oggi, non ci sarà più dolcezza che nasca dal vostro dolore.
Che da oggi, la bontà non avrà più un prezzo da farvi pagare.
Che da oggi, la storia può cambiare davvero.

E noi, saremo prontə a scriverla insieme.